L’arrivo delle ferie porta spesso con sé un’immagine di leggerezza, riposo e libertà. Ad agosto, in particolare, molte attività rallentano e la quotidianità sembra concederci finalmente una pausa.
Eppure, non per tutti fermarsi è così semplice.
Pensando al mese di agosto e al rallentamento che attraversa gran parte dell’Italia, mi torna in mente una frase tratta da una poesia di Eugenio Montale:
“Drammi non se ne vedono,
se mai disfunzioni.
Che il ritmo della mente si dislenti,
questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.
Meglio si affronta il tempo quando è folto,
mezza giornata basta a sbaraccarlo.”
Nella sua schiettezza, Montale mette in luce qualcosa di molto umano: il rallentamento della mente e delle giornate può essere vissuto non soltanto come un sollievo, ma anche come una minaccia.
Perché durante le ferie possono aumentare ansia e pensieri?
Quando le giornate sono piene, è più facile tenere alcuni pensieri sullo sfondo.
Il lavoro, gli impegni, le scadenze e le responsabilità quotidiane occupano gran parte del nostro spazio mentale. Un’attività dopo l’altra, arriviamo alla sera senza aver avuto davvero il tempo di ascoltare ciò che accade dentro di noi.
Quando il ritmo rallenta, però, quello spazio torna disponibile.
Possono così emergere pensieri, emozioni e preoccupazioni che durante l’anno abbiamo rimandato, ignorato o cercato di gestire attraverso il fare. Ciò che era rimasto in secondo piano può diventare più presente e, in alcuni casi, trasformarsi in ansia, agitazione o senso di vuoto.
Per questo motivo, anche un periodo teoricamente piacevole come quello delle vacanze può diventare emotivamente complesso.
La difficoltà a “staccare” davvero
Oggi utilizziamo spesso l’espressione “staccare la spina”.
Cerchiamo di allontanarci dal lavoro, dalla routine e dalle responsabilità. Tuttavia, smettere di lavorare non significa necessariamente riuscire a fermarsi anche mentalmente.
A volte organizziamo vacanze molto intense, riempiendo ogni giornata di spostamenti, attività, visite e appuntamenti. Altre volte dormiamo molto, passiamo ore davanti a una serie televisiva o cerchiamo qualsiasi forma di distrazione che ci permetta di non pensare.
E può avere senso.
Non c’è necessariamente qualcosa di sbagliato nel distrarsi, nel riposare o nel riempire il proprio tempo. Ognuno cerca di stare bene attraverso gli strumenti che ha a disposizione in quel momento.
Il punto non è giudicare il modo in cui viviamo la pausa, ma provare a conoscerlo.
Come vivi i momenti di pausa?
Potrebbe essere utile chiedersi:
Che cosa succede dentro di me quando finalmente ho del tempo libero?
Che cosa cerco quando riempio ogni momento della giornata?
Che cosa sento quando non ho nulla di preciso da fare?
Riesco a riposare oppure mi sento in colpa, agitato o improduttivo?
Ho bisogno di essere sempre impegnato per non entrare in contatto con alcuni pensieri?
Non esiste una risposta unica e non c’è un modo corretto di vivere le ferie.
Per alcune persone la pausa rappresenta un’occasione di recupero. Per altre può diventare un momento in cui emergono solitudine, ansia, tristezza, preoccupazioni relazionali o dubbi legati al lavoro e alle proprie scelte di vita.
Le spiegazioni possono essere molte e profondamente diverse da persona a persona.
Quando il bisogno di essere sempre impegnati diventa una fuga
Essere attivi, viaggiare e organizzare le proprie giornate non rappresenta di per sé un problema.
Può però essere utile prestare attenzione quando il bisogno di fare continuamente qualcosa nasce soprattutto dal desiderio di non pensare.
A volte ci accorgiamo che, appena ci fermiamo, emergono questioni che fanno male: una relazione difficile, un lutto non elaborato, un senso di insoddisfazione, una paura per il futuro oppure una fatica che durante l’anno non abbiamo avuto modo di ascoltare.
In questi casi, il continuo movimento può diventare un modo per mantenere chiusa una porta.
Una porta dietro la quale continuano però a esistere emozioni, domande e bisogni che chiedono di essere riconosciuti.
Dare spazio a ciò che emerge
Se durante le ferie senti aumentare l’ansia, se fai fatica a rilassarti o se alcuni pensieri diventano particolarmente dolorosi, potresti provare a considerarli non soltanto come qualcosa da allontanare, ma come segnali da ascoltare.
Dare spazio a ciò che emerge non significa necessariamente trovare subito una soluzione.
Può significare iniziare a osservare quello che senti, provare a comprenderne l’origine e riconoscere quali aspetti della tua vita stanno richiedendo attenzione.
Quando questa esplorazione diventa troppo difficile da affrontare da soli, un percorso psicologico può offrire uno spazio protetto e condiviso.
Supporto psicologico a Padova
Intraprendere un percorso con uno psicologo non significa necessariamente trovarsi in una situazione estrema.
Può essere un modo per comprendere meglio il proprio funzionamento, dare un significato a emozioni che sembrano confuse e trovare modalità meno angoscianti per stare con ciò che emerge.
All’interno di uno spazio psicologico è possibile esplorare insieme ciò che accade durante i momenti di pausa, le ragioni per cui fermarsi può diventare difficile e il rapporto che abbiamo costruito con il fare, il controllo e la produttività.
Convivere con porte chiuse dentro di noi non è facile.
E forse, qualche volta, non ce lo meritiamo nemmeno.
Lo studio riaprirà il 31 agosto a Padova.
Ti aspetto.